C’è qualcosa che brucia dentro quando sentiamo di non aver avuto ciò che meritavamo.
Una parte di noi resta lì, congelata nel punto esatto in cui il torto è avvenuto: un confine superato, una parola che ha ferito, un diritto negato, una scelta imposta.
Non importa quanto tempo sia passato.
Il corpo non fa sconti alla verità: la trattiene, la custodisce, la ripropone.
E un giorno esplode. Nel lavoro, nelle relazioni, nella paura di esporsi, nel senso costante di fatica, nella voce che dice:
“Non sono abbastanza” o, peggio ancora, “Non ho il diritto di stare bene.”
Molte persone pensano di vivere problemi del presente, ma stanno reagendo a storie antiche.
La rabbia non nasce da oggi; oggi è solo il megafono di ciò che ieri non ha potuto essere detto.
Le ingiustizie familiari non si dissolvono. Cercano qualcuno disposto a portarle, a rappresentarle, a pagare un debito che non è suo.
Così, senza accorgercene, iniziamo a:
- sabotare le nostre relazioni
- scegliere partner che ci ignorano o non ci vedono
- rinunciare ai nostri talenti
- sentirci in colpa quando siamo felici
- combattere guerre che non capiamo
Non viviamo la nostra vita: portiamo la vita interrotta di qualcun altro.
PERCHÉ LE COSTELLAZIONI SONO LA CHIAVE DELLA LIBERTÀ
Perché mostrano ciò che la mente non vuole ricordare, ma il corpo non ha mai dimenticato.
Una costellazione non aggiunge nulla;
toglie ciò che non ti appartiene.
Non chiede perdono, non pretende pace forzata, non cerca colpevoli.
Rende visibile l’invisibile.
E quando un’ingiustizia viene riconosciuta nel sistema, nasce qualcosa che prima non c’era:
spazio. Respiro. Movimento. Futuro.
Non è questione di “aver ragione”.
Il bisogno di avere ragione è il modo più raffinato per restare prigionieri del torto.
La vera libertà arriva quando puoi dire:
“Questa non è la mia battaglia. Io mi fermo qui. Il resto lo lascio a chi appartiene.”
In quel momento, la storia cambia direzione.
Non verso ciò che doveva essere, ma verso ciò che finalmente può essere.
E SE NON FOSSE COLPA TUA?
E se quel senso di ingiustizia che porti nel cuore non fosse tuo, ma di:
- una donna zittita nella tua linea femminile
- un figlio non riconosciuto
- un padre schiacciato dal dovere
- un amore impedito
- un’eredità contesa
- un sogno mai realizzato da chi ti ha preceduto
E se stessi pagando un conto che non hai mai aperto tu?
A volte la vita non chiede di capire.
Chiede di vedere.
LA DOMANDA CHE APRIRÀ UNA PORTA
Non è:
Perché mi accade questo?
La vera domanda è:
Di chi è questo dolore? Di chi è questa battaglia che sto combattendo?
Se la risposta non sei tu, la tua liberazione è già cominciata.
Se senti che qualcosa dentro di te protesta per una verità non detta, una posizione negata, un torto mai riconosciuto…
non ignorare quella voce.
È una chiamata.
E non è mai dal presente.
È sempre dal profondo.
Ora puoi..
Se vuoi scoprire quali ingiustizie stai portando e restituire finalmente ciò che non è tuo, possiamo farlo insieme.
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Liberarti non è tradire la tua storia.
È onorarla nel modo in cui nessuno ha potuto farlo prima di te.
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